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Sezione di Topograia
[curatori della sezione]

 

E’ costituita dal nucleo di oggetti più antichi e, sicuramente, più importanti del Museo. Espone strumenti topografici, macchine per il calcolo numerico e modelli didattico–scientifici per la topografia. La topografia (voce dotta dal latino tardo topographia, a sua volta derivato dal greco “topoz”, luogo, e dal tema “grajw”, scrivo, rappresento) è la parte della scienza che studia gli strumenti di misura e i metodi utili a trovare la forma e le dimensioni di una zona limitata della superficie terrestre, nel raggio massimo di 25 chilometri dal punto di osservazione. In quanto disciplina caratterizzante la professione del geometra/agrimensore, i suoi strumenti erano cruciali per l’attività didattica dell’Istituto, anche nell’Ottocento.

Alcuni degli strumenti sono di costruzione napoletana (officina Spano), i più antichi sono datati 1868; altri sono riferiti alle più famose manifatture italiane (Galileo, Filotecnica-Salmoiraghi) ed europee (Fennel, Brunner, Wild, etc.).

Gli strumenti più importanti sono legati al nome di Giuseppe Spano e di suo figlio Gaetano. Giuseppe (Napoli, 1806 – ivi, 1873)1, attivo in proprio dal 1827 e dal 1836 come macchinista del Real Officio Topografico del Regno di Napoli, fu un noto artigiano specializzato, inventore anche di numerosi brevetti. Al carattere un po’ contestatore e rivoluzionario di Giuseppe può attribuirsi la complicata vicenda della commissione (1867) e della realizzazione del grande teodolite (fig. 2), firmato “Giuseppe Spano e figlio” e datato “Napoli, 1869”, pagato (in anticipo!) ben 1000 lire dell’epoca, la cui lavorazione fu conclusa con molto ritardo rispetto ai tempi stabiliti dal contratto e con una denuncia dell’Istituto. La tesa campione o campione del metro, realizzata nel 1869, serve a dare la lunghezza esatta di un metro lineare. Lo strumento, oggi a prima vista insignificante, ebbe un ruolo cruciale se si pensa che il sistema metrico decimale (definito nel 1799 in Francia ed entrato in vigore nel 1800 sotto il consolato di Napoleone2), fu adottato nel Regno di Sardegna (per primo tra gli Stati italiani) nel 18443 e nel Regno d’Italia nel 18614.  Il livello ad acqua, realizzato da Gaetano Spano probabilmente verso il 1880, conserva un cartiglio all’interno della custodia con i riconoscimenti nazionali attribuiti alla prestigiosa ditta napoletana. Sempre di Spano il Museo espone un grafometro, uno squadro e i resti di una tavoletta pretoriana (bussola e alidada, 1868).

Ad oggi non è possibile ricostruire le vicende di acquisto dei due teodoliti Brunner, differenti nella tipologia (rispettivamente per il cannocchiale in un caso posto al centro dello strumento nell’altro asimmetrico rispetto al centro), molto solidi e robusti, databili al sesto-settimo decennio del XIX secolo.

La soluzione introdotta nel 18545 da (Paolo) Ignazio (Pietro) Porro (Pinerolo, 1801 – Milano, 1875) per la costruzione dei tacheometri e dei teodoliti rivoluzionò la struttura degli strumenti, rimasti immutati sino agli anni 1970, quando gli strumenti furono soppiantati da dispositivi elettronici (distanziometri a laser). Infatti, con l’invenzione del cleps (in greco significa nascondere) i cerchi graduati orizzontali e verticali, prima realizzati in metallo e direttamente visibili perché esterni, furono realizzati in cristallo, “nascosti” e protetti nel corpo dello strumento così da guadagnare in precisione, nella qualità e nella quantità delle suddivisioni graduate e in conservazione delle stesse. Lo strumento esposto nel Museo fu realizzato dalla Salmoiraghi tra il 1875 e i primi del XX secolo.

Il Museo conserva ed espone anche gli squadri a riflessione (introdotti alla metà del secolo XVIII da Adam) e a rifrazione, costruiti intorno al 1955, che sfruttano le rispettive proprietà dell’ottica geometrica per realizzare gli allineamenti.

Altrettanto completa ed antica la sezione dei livelli, gli strumenti per misurare la differenza (relativa) di quota tra due punti della superficie terrestre: ad acqua (Spano, vedi sopra), “Lenoir”, “Chezy” (La Filotecnica - ing. A. Salmoiraghi & C., 1900-1924), “Gravat” (dall’originale quanto inutile basamento a quattro viti calanti; attribuito a “La Filotecnica” 1900 circa); tante e diverse le tipologie (indicate dal nome dei loro inventori), ciascuna con i suoi vantaggi e i suoi inconvenienti legati a specifiche procedure di misura per garantire la massima precisione ed affidabilità del rilievo. Variante specializzata dei livelli sono i clisimetri (con due esemplari di inizio Novecento della “ing. A. Salmoiraghi Milano”), utilizzati per ottenere direttamente le pendenze del terreno.

Vasta la rassegna di tacheometri (detti anche “universale topografico”) utili ad rilevare le coordinate dei punti nello spazio ma di minore precisione rispetto al teodolite nella misura degli angoli orizzontali e verticali. Alcuni strumenti (i più recenti e semplici) sono posti in stazione per consentire ai visitatori di soddisfare la curiosità (sempre suscitata quando si osservano squadre di rilevo al lavoro in campagna o lungo assi viari, con tanto di treppiede, strumento e stadia o prisma) guardando nell’oculare del cannocchiale dello strumento.

Nella sezione sono esposte anche alcune macchine di calcolo. Il circolo logaritmico (Officina Filotecnica, 1875-1899)6, grazie a due anelli di rame argentato (graduati, concentrici e scorrevoli l’uno rispetto all’altro) serve ad eseguire il prodotto di due numeri a e b grazie alla nota proprietà dei logaritmi (il logaritmo del prodotto di due numeri è pari alla somma dei logaritmi dei numeri). Con operazioni simili, si possono calcolare anche divisioni e proporzioni7. La custodia (quasi degna di un collier di diamanti!) è una preziosa testimonianza estetica del gusto, un po’ decadente, dell’epoca di realizzazione.

Un’altra macchina di calcolo, oggi del tutto oscura nell’uso e nella filosofia, è il planimetro, macchina per la misurazione delle aree sulle restituzioni grafiche (disegni) di rilievo o di progetto, forse progettata da J.M. Herman nel 1814 e costruita poi nel 1817 (nel modello ortogonale). Il planimetro polare esposto (Filotecnica – Milano, 1940-1955) fu acquistato dal “Terra di Lavoro” prima del 1955.
Il modello a rullo fu inventato dal costruttore svizzero Coradi nel 1881; l’esemplare del Museo fu realizzato proprio dall’inventore (fine del XIX - inizi del XX secolo)8.
Diversi e di varia dimensione e precisione sono i regoli calcolatori (
rispettivamente realizzati dalla S.I.P.I di Milano e dalla Dennert & Pape di Hamburg, prima del 19649), elementi distintivi del geometra e dell’ingegnere fino alla fine degli anni 1970, prima dell’avvento delle calcolatrici elettroniche tascabili. Sembrano righelli per il disegno geometrico; in effetti grazie a tre graduazioni, di cui quella centrale scorrevole, e ad un indice, sono potentissimi e veloci (per l’epoca!) calcolatori meccanici (funzioni trigonometriche e potenze incluse) che grazie alle scale logaritmiche riducono i calcoli a somme algebriche.

Straordinario cimelio di archeologia industriale e di design italiano (dell’Italia oramai al termine dell’entusiasmante processo storico e civile noto con il termine “boom economico”) è il Calcolatore Programma 101, acquistato dal Buonarroti nel 1966. Fu il primo calcolatore elettronico da tavolo (presentata in prima mondiale al convegno del BEMA- Businnes Equipment Manifactures, New York, 1965) prodotto industrialmente (circa 40.000 esemplari, venduti a circa 6.000.000 di lire cadauno).

[1] Per la ricostruzione delle vicende cfr.: A. Coppola, L’Opificio Meccanico Spano in Napoli, in Catalogo, cit., pp. 25-27.
[2] Il Decreto del 4 novembre del 1800 adottò il sistema metrico legalmente, lasciando però la facoltà di conservare i vecchi nomi delle unità pre-metriche.
[3] Ministero per gli affari di Sardegna, Atlante dei pesi e delle misure metriche decimali secondo il sistema introdotto nel Regno di Sardegna Col Regio Editto del 1° Luglio 1844, Torino, 1844.

[4] Legge sui pesi e sulle misure, 28 luglio 1861, n. 132 e R.D. che approva il Regolamento pel servizio dei pesi e delle misure, 28 luglio 1861, n. 163. A testimonianza delle resistenze all’adozione del nuovo sistema si consideri quanto scrisse il grande geodeta meridionale dell’Ottocento Ferdinando Visconti in F. Visconti, Del sistema metrico uniforme che meglio conviene ai domini al di quà del Faro del Regno delle Due Sicilie, Napoli 1829), cfr. Ferdinando Visconti / Carteggio / (1818-1847) a cura di V. Valerio, Firenze, 1995.
[5] I. Porro, Memoria circa il progresso…Descrizione di uno strumento chiamato cleps, in «Il Politecnico», serie IV, parte tecnica, volume IV, Milano, 1867, p. 530 – 552.
[6] Lo strumento simile del Museo Storico dell’IGM in Firenze fu acquistato nel 1886.

[7] Cfr. Catalogo del Museo degli Strumenti dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, Strumenti geotopografici dal XVIII sec. al 1950, http://www.igmi.org/museo/, alla voce “circolo logaritmico con astuccio e lente”.

[8] Purtroppo, come in molti casi simili, la chiusura dell’attività nei primi anni ’70 del XX secolo ha causato la perdita di molti documenti. Le datazioni, in questo come in altri casi simili, sono fondate su i pochi materiali pubblicitari ed illustrativi dei prodotti industriali e sui cataloghi di strumenti sopravvissuti che, però, difficilmente recano la data di stampa e, quindi, impediscono la ricostruzione analitica dell’attività produttiva della ditta.

[9] Sono presenti nell’inventario stilato alla nascita dell’ITG “Buonarroti”.

 

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